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Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro

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L’Ispettorato nazionale del lavoro ha dettato le linee guida per l'attività di vigilanza in materia di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, prevista dalla legge n. 199 del 2016, indicando le modalità di programmazione e gestione delle ispezioni e delle successive azioni volte all'accertamento delle responsabilità in ordine alla commissione degli illeciti.

quadro normativo

Gli elementi costitutivi di entrambe le fattispecie di illecito sono lo sfruttamento lavorativo e l'approfittamento dello stato di bisogno.

Per quanto riguarda il primo aspetto, l'Ispettorato ha individuato alcuni indici, alternativi tra loro: reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato. La reiterazione si realizza anche se i lavoratori non sono sempre gli stessi in ragione di un possibile turnover;

reiterata violazione della normativa relativa all'orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all'aspettativa obbligatoria, alle ferie;

sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro;

sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti che comportano un notevole stress lavorativo psico-fisico.

Il concetto di approfittamento è invece riconducibile ad una strumentalizzazione a proprio favore della situazione di debolezza della vittima del reato, che, seppur non versando in stato di assoluta indigenza, si trova in una condizione anche provvisoria di effettiva mancanza di mezzi idonei a sopperire ad esigenze definibili come primarie, cioè relative a beni comunemente considerati come essenziali. In questo caso ciò che rileva è la condizione psicologica in cui la persona si trova e per la quale non ha piena libertà di scelta. Tale condizione non si identifica nel bisogno di lavorare, ma presuppone uno stato di necessità tendenzialmente irreversibile, che pur non annientando in modo assoluto qualsiasi libertà di scelta, comporta un impellente assillo, tale da compromettere fortemente la libertà contrattuale della persona.

aggravanti

Ai sensi dell'articolo 603-bis del codice penale, se i fatti sono commessi mediante violenza o minaccia, si applica la pena della reclusione da cinque a otto anni e la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.

Costituiscono aggravante specifica e comportano l'aumento della pena da un terzo alla metà:

il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre;

il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori in età non lavorativa;

l'aver commesso il fatto esponendo i lavoratori sfruttati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.

 

Gli uffici rimangono a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento (0312441 - Rif. Felice Frigerio).

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