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Legittimo il divieto di ingresso dei minori in discoteca

minori in discoteca

In questi giorni si sta dibattendo intorno alla legittimità della scelta operata da alcuni titolari di discoteche che hanno vietato l’ingresso dei minori nei loro locali.

A questo proposito va, evidenziato che non esiste una prescrizione normativa puntuale che vieti l’ingresso ai minori in discoteca, ma le ragioni vanno ricercate nei principi generali dell’ordinamento giuridico.1
Nello specifico la normativa che qui interessa è quella riguardante il divieto di somministrazione di bevande alcoliche ai minori.

Com’è noto il sistema giuridico prevede due tipologie di sanzioni per i casi che la violazione del divieto riguardi i minori di anni 16 o i maggiori di tale età. Nel primo caso la violazione è punita con una sanzione penale (art. 689 del codice penale) e una sanzione amministrativa (art. 14/ter della legge 125/2001) accompagnata dalla sanzione afflittiva della sospensione dell’attività da quindici giorni a tre mesi, in caso di iterazione della violazione, applicabile dal giudice penale ai sensi dell’art. 24 della legge 689/81, nel caso non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta. Nel secondo caso la condotta vietata è punita con la sola sanzione amministrativa.

Oltre alle predette sanzioni corre l’obbligo sottolineare che, a mente dell’articolo 10 del testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza, le autorizzazioni di polizia possono essere revocate o sospese, in qualsiasi momento, nel caso di abuso della persona autorizzata.

Nello specifico la Corte di Cassazione, in più occasioni, ha avuto modo di precisare che la fattispecie in esame ha natura di reato di pericolo e impone una effettiva e necessaria diligenza nell'accertamento dell’età del consumatore che non può essere soddisfatta né dalla presenza nel locale di cartelli indicanti il divieto di erogazione di bevande alcooliche ai minori, né limitandosi a delegare il controllo dell'età degli avventori a terzi o a prendere atto della risposta del cliente sul superamento dell’età richiesta ove ciò non corrisponda al vero.
La Suprema Corte di legittimità ha poi precisato che il predetto obbligo grava, innanzitutto, sul soggetto che gestisce l’esercizio commerciale sul quale grava una peculiare responsabilità in quanto il precetto lo ha collocato in una specifica posizione di garanzia a tutela di interessi diffusi.

Così il gestore di una discoteca con 100 persone di capienza e due dipendenti addetti alla somministrazione potrà decidere di consentire l’ingresso ai minori ritenendo di essere in grado di controllare personalmente i suoi dipendenti addetti al bar, così come, invece, un altro gestore di una discoteca con 1000 persone di capienza e con alcuni punti di somministrazione, ai quali sono impiegati diversi addetti, potrà decidere di vietare l’ingresso ai minori in quanto, non essendo egli dotato del dono dell’ubiquità, riterrà di non poter controllare personalmente tutte le postazioni e i relativi addetti contemporaneamente.

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