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Imposta di soggiorno in pillole

imposta di soggiorno

imposta di soggiornoSono 1.020 i comuni italiani che applicano l’imposta di soggiorno (997 comuni) o l’imposta di sbarco (23 comuni), distribuiti per il 27,1% nel nord ovest, il 38,2% nel nord est, il 16,2% nel centro e il 18,5% nel mezzogiorno. Il 31,6% dei comuni che applicano l’imposta (315 su 997) sono montani. Seguono le località marine, con il 19,7% (196), quelle collinari con il 16,1% (161). Le destinazioni lacuali sono 94 mentre quelle termali 40.

In mancanza di una normativa chiara in merito all'applicazione dell’imposta di soggiorno, i comuni si sono mossi in ordine sparso, dando vita ad una situazione a dir poco confusa e frammentata.

Riguardo il calcolo dell’imposta, al momento, la soluzione più diffusa è quella in cui l’imposta, oltre ad essere commisurata al numero di pernottamenti viene differenziata in ragione della tipologia di esercizio ricettivo (albergo, campeggio, etc.) e della relativa categoria (numero di stelle, spighe, chiavi, abeti, etc.).

Il calcolo dell’imposta non si conclude con la mera individuazione del valore standard da applicare sulla base della tipologia e della categoria. Occorre tenere infatti conto delle regole che ciascun comune ha fissato per determinare i periodi di applicazione, le esenzioni, le riduzioni, etc.

Ma in concreto, quanto incassano i comuni dall'imposta di soggiorno? Secondo i dati, le città caratterizzate dai maggiori incassi sono Roma, Milano, Venezia e Firenze con un incasso superiore a 240 milioni, oltre il 51% del totale nazionale.

Il dato è comunque in progressivo aumento: per il 2019, si stima un gettito complessivo di oltre 600 milioni di euro, trend che è generato sia dalla costante crescita del numero di comuni che applicano l’imposta (oggi sono 997, erano 332 a luglio 2012) e sia dai cospicui aumenti delle tariffe.

Il decreto legislativo n. 23 del 14 marzo 2011 ha stabilito che il gettito dell’imposta di soggiorno è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali. La genericità della previsione normativa include quindi la gran parte delle attività svolte dai comuni in cui si paga l’imposta e non solo quelle strettamente connesse al turismo.

Federalberghi ritiene che l’imposta di soggiorno dovrebbe essere abolita e che le attività svolte dagli enti locali in campo turistico dovrebbero essere finanziate attraverso la compartecipazione degli stessi al gettito IVA di tutte le attività produttive, non solo terziarie, che traggono beneficio dall'economia turistica.

In attesa di una generale revisione della materia, Federalberghi auspica il raggiungimento di un’applicazione omogenea dell’imposta su tutto il territorio nazionale e una corretta applicazione dei principi dettati dalla legge, al fine di rivolgere ai turisti ed alle imprese una comunicazione più chiara ed univoca.

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