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Detassazione rifiuti utenze non domestiche

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Il D.Lgs 3 settembre 2020 ha chiarito che la definizione di rifiuti urbani ricomprende anche rifiuti simili prodotti da utenze non domestiche come attività commerciali, artigianali, etc… solo ed esclusivamente ai fini del calcolo degli obiettivi di riciclo e non per affidarne la gestione ex-legge alla privativa dei Comuni. È stato, inoltre, stabilito l’obbligo di detassazione da parte dei Comuni per le attività che producono rifiuti recuperabili e che ne affidino il servizio a imprese private.

Le utenze non domestiche possono, pertanto, conferire al di fuori del servizio pubblico i propri rifiuti urbani previa dimostrazione di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi.

Tali utenze sono escluse dal pagamento della componente tariffaria “parte variabile” rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti. Le medesime utenze possono liberamente scegliere di servirsi del gestore del servizio pubblico o di ricorrere al mercato per un periodo non inferiore a cinque anni, salva la possibilità per il gestore del servizio pubblico, dietro richiesta dell’utenza non domestica, di riprendere l’erogazione del servizio anche prima della scadenza quinquennale.

E' stato inoltre soppresso il concetto di rifiuto “assimilato” e quindi i Comuni non possono più assimilare liberamente per regolamento tipologie di rifiuti da utenze non domestiche.
La centralità della gestione dei rifiuti è ora in capo solo ed esclusivamente al produttore (utenza non domestica) del rifiuto.

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