Correzioni nella dichiarazione dei redditi

Arrivano nuovi termini per poter effettuare correzioni sulla dichiarazione dei redditi: quarantotto mesi per consentire interventi e correggere eventuali errori

Un’altra importante variazione introdotta dal Decreto Legge n. 193/2016, in aggiunta a quella trattata nel mese di dicembre 2016, è rappresentata dall’articolo 5 che ha individuato i nuovi termini (48 mesi) per la correzione della dichiarazione.

Le conseguenze operative di tale intervento si rivelano essere molteplici ed importanti, a tal punto da rendere superato l’orientamento della stessa Cassazione in materia, a prescindere che si tratti di interventi “in bonam partem” (a favore del contribuente a maggiore credito o minore imposta) o “in malam partem” (riduzione del credito o maggiore imposta).

L’unificazione dei suddetti termini oggi ci consente di farli coincidere con quello previsto per “l’accertamento in rettifica”. Con questa coincidenza si ha l’effetto di riassorbire l’esigenza di rimborso prevista dall’articolo 38 del D.P.R. n. 602/1973, poiché si ha un contenuto più ampio ed esteso delle precedenti disposizioni.

In altre parole, il contribuente, qualora si accorgesse di aver dimenticato di inserire qualcosa nella propria dichiarazione dei redditi (ad esempio, del 2014), potrà presentare un’altra dichiarazione dei redditi che rettifica la precedente, che avrà un credito d’imposta maggiore o un’imposta a debito minore di quella della dichiarazione originaria. Precedentemente a tale intervento legislativo, ciò era precluso poiché al contribuente era riconosciuto solo un anno entro cui poter rettificare (a favore) la propria dichiarazione, mentre era riconosciuto un ben più ampio termine (4 anni) nel caso in cui il contribuente si fosse accorto di aver dimenticato, ad esempio, un reddito o di aver inserito nella dichiarazione una detrazione non corretta.

In realtà, la formula utilizzata dal legislatore è molto ampia, e non solo perché include gli errori che determinano “l’indicazione di un maggiore o minore reddito o, comunque, di un maggiore o un minore debito d’imposta, ovvero di un maggiore o un minore credito”, ma anche perché tale elencazione è evidentemente esemplificativa, in quanto preceduta dalla formula secondo cui la dichiarazione integrativa può essere presentata per correggere errori od omissioni, “compresi quelli che abbiano determinato”, la necessità di ricorrere al cosiddetto “ravvedimento operoso”, in caso di dichiarazione integrativa “malam partem”, o di poter utilizzare il maggior credito, in caso di dichiarazione integrativa “bonam partem”, ponendo un termine e precise modalità per poterlo utilizzare. Infatti, è stabilito che, il credito (o il maggior credito) scaturente dalla dichiarazione integrativa può essere utilizzato immediatamente, in compensazione, se l’integrazione riguarda la dichiarazione del periodo d’imposta antecedente. Viceversa, se l’integrazione riguarda una dichiarazione più remota, il credito può essere utilizzato in compensazione dei soli debiti maturati nel periodo d’imposta successivo a quello di presentazione della dichiarazione integrativa.

Seppur tutto ciò riveste un vantaggio per il contribuente, è necessario considerare che i termini per il controllo formale, la liquidazione automatica e l’accertamento decorrono, giustamente e nuovamente, dalla presentazione della dichiarazione dei redditi, per cui si consiglia di fare attenzione quando si procede.

(Tratto da 50&Più, nr. 1 - Gennaio 2017, pag. 89 - Tutti i diritti riservati)

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